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Epifania

LEGGERSI DENTRO, ALLA LUCE DELLA BIBBIA

I RACCONTI DELLA VITA DI ABRAMO

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6. Genesi 12,10-20

Spunti di riflessione:

Abram, divenuto un migrante, come i tanti che sappiamo in cammino in questi anni e spesso bussano alle nostre frontiere, è da poco partito.  Ecco che lo troviamo già in difficoltà: un tempo di carestia lo spinge fuori dalla terra di Canaan in cerca di sopravvivenza e lo costringe ad andare in Egitto.
Un tempo di carestia.
Siamo nuovamente ed insistentemente invitati a leggere la storia di Abram in parallelo alla storia dell’uscita dall’Egitto raccontata nel libro dell’Esodo.
Ora però è anche un’altra storia che fa capolino nel testo e che i lettori di cultura ebraica subito riconoscono. È la storia di Giacobbe, dei suoi figli e in particolare di Giuseppe. (Gen. 41,54; 42,1-50; 43,1)

Il brano di cui ci stiamo occupando è inserito tre volte tra il capitolo 12 e il 26 della Genesi, con delle varianti.  Le prime due hanno per protagonista Abram, la terza è riferita a Isacco.  (Gen.20 e Gen. 26,1-11). Non entriamo in merito agli aspetti culturali del tempo, al ruolo della donna in quelle società, che richiedono studi approfonditi utili e necessari.
Continuiamo ad interrogare il testo con il filo rosso che caratterizza la nostra lettura.
Dio invita Abram ad una qualità di relazione nuova con Lui, basata non sui sacrifici, ma sulla fiducia.
Gli ha chiesto di sciogliere quei legami parentali e culturali che gli impediscono di accogliere la Vita e di orientarsi verso di sé. Abram è concretamente partito, ma cosa succede nelle relazioni con sua moglie Sarai?  E con suo nipote Lot? Il racconto è puntuale e subito ne parla.
Di un’altra cosa ci accorgiamo subito. Abram, alla prima difficoltà, non fa appello a Dio che gli aveva promesso terra e fecondità, prova ad arrangiarsi da solo e non se la cava in modo proprio brillante.
È la prima volta che prende personalmente la parola. La prima volta che nella bibbia c’è un abbozzo di dialogo di coppia. Abram rivolge un appello a Sarai, trattandola però come merce di scambio, guardando solo a se stesso e in difesa della propria salvezza. Sarai, dal canto suo non sembra in grado di difendersi, di suggerire altro. Non pronuncia neppure una parola. 
Tra di loro, l’invito di Dio non trova ancora spazio, forza, creatività per aprire dimensioni di Vita orientate alla ricerca del bene per tutti e dunque aperte anche alla fecondità.

Il nome Sarai, si può interpretare come “mia principessa”. Mia: un aggettivo possessivo. Chi lo pronuncia nei suoi confronti? Chi lega a sé in modo così forte questa donna? Il padre che le ha dato il nome? Abram, che l’ha sposata? Sarai è sterile, come potrebbe non esserlo in queste condizioni?
Perché per paura, Abram le chiede di presentarsi come sua sorella?
Solo nel capitolo 20 una parola di verità farà luce anche sul brano che stiamo leggendo. Sarai è davvero sorella di Abram, ma solo da parte di padre. Terach è dunque padre di entrambi.
Sarai si ritrova doppiamente legata al padre cui ancora appartiene e legata a colui che si chiama “Mio padre è alto”. E questo padre è lo stesso per entrambi.
L’immagine di Terach aleggia come un fantasma, domina ancora nel momento in cui Abram si lascia prendere dalla paura e non riesce a fare appello a Dio ed ad aprirsi alla sua presenza.
Quanta strada dovranno fare Abram e Sarai, personalmente ed insieme, per divenire coppia e coppia feconda? Intanto, come strada obbligata, riscendono in quella terra di schiavitù che l’Egitto rappresenta. E Dio nella sua fedeltà interviene a colpire il faraone e la sua casa con grandi piaghe, a rimettere tutto nella giusta prospettiva.

Anche le nostre relazioni con le famiglie d’origine genitori, fratelli e sorelle, quelle di coppia e coi figli, si rivelano spesso tortuose e difficili. E anche se possiamo aver intuito la giusta strada, ci vuol tempo, pazienza, coraggio di ricominciare.
Stiamo iniziando a conoscere la figura di Abram e Sarai per come il testo ce li presenta. Non sono una famiglia perfetta. Forse siamo stupiti di vederli fragili, indecisi, pasticcioni come tante volte siamo noi.
Quanto consolante vedere Dio che cammina al loro fianco, fedele alla sua promessa di Vita, nonostante siano ancora incapaci di fargli spazio nella loro relazione e nella interiorità.
Crediamo che questa fedeltà sia così anche per noi?

Per approfondire:

  • Tre racconti: Gen. 12,10-20, Gen. 20 e Gen. 26,1-11.
  • La storia di Giuseppe: Gen. 37- 50. In particolare, rispetto alla carestia Gen. 41,54; 42,1-50; 43,1.
  • Il faraone e le piaghe d’Egitto: Esodo da 7,8 a 12,30.

Invito alla preghiera:

PADRE NOSTRO che dimori, nascosto tra la luce e le tenebre,
nella parte più nobile del nostro cuore,
così come nel profondo degli inferi della nostra miseria.

Fa’ che il tuo nome santo si riveli in noi
con la pace silenziosa dell’amore e non con le vuote parole.

Fa’ che, lentamente e con pazienza,
la vita vinca sulla morte senza farle violenza
e il bene prevalga sul male, accogliendolo come presenza necessaria,
per trovare il sentiero che porta al tuo regno.

Fa’ che la tua volontà trovi spazio nella nostra libertà,
nelle cose che fanno presente te nella nostra vita quotidiana
dove comunque sei, in modo misterioso e nascosto.

Dacci oggi la capacità di accogliere i doni che per vie diverse ci vengono offerti
e di riconoscerli come tali, per poterli a nostra volta ridonare.

Perdona la nostra incapacità di vivere pienamente la vita.
Tu lo sai, siamo prigionieri di comportamenti che ci fanno soffrire
e che ci rendono incapaci di affrancare, a nostra volta, chi ci vive accanto,
da una schiavitù fatta di sottili paure.

Aiutaci a chiederti il dono della misericordia, per noi e per gli altri.
Non permettere che la vita sia un peso che non riusciamo a portare
e salvaci dal sentirci incapaci di amare perché prigionieri del male. Amen

Fernando    – Dal libro preghiere di Ore Undici

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Introduzione Novembre 2021

1. Genesi 11,1-9 – 1ª sett. di Avvento

2. Genesi 11,10-26 – 2ª sett. di Avvento

3. Genesi 11,24-32 – 3ª sett. di Avvento

4. Genesi 12,1 – 4ª sett. di Avvento

5. Genesi 12,2-9 – Natale del Signore

Bibliografia