
La guerra appare ancora più assurda
c’è un grande bisogno di riflessione, di pacatezza, di senso della complessità
PAPA FRANCESCO ricoverato in ospedale dal 14 febbraio, ha inviato al direttore de Il corriere della sera, Luciano Fontana, una lettera in risposta al messaggio augurale da lui ricevuto. Le parole del Papa sono state pubblicate sul quotidiano milanese martedì 18 marzo. Ne riportiamo un’ampia parte ringraziando Editore e Direttore de Il corriere.
In questo momento di malattia, come ho avuto modo di dire, la guerra appare ancora più assurda.
La fragilità umana, infatti, ha il potere di renderci più lucidi rispetto a ciò che dura e a ciò che passa, a ciò che fa vivere e a ciò che uccide.
Forse per questo tendiamo così spesso a negare i limiti e a sfuggire le persone fragili e ferite: hanno il potere di mettere in discussione la direzione che abbiamo scelto, come singoli e come comunità.
(…) Sentite tutta l’importanza delle parole. Non sono mai soltanto parole: sono fatti che costruiscono gli ambienti umani. Possono collegare o dividere, servire la verità o servirsene. Dobbiamo disarmare le parole, per disarmare le menti e disarmare la Terra. C’è un grande bisogno di riflessione, di pacatezza, di senso della complessità.
Mentre la guerra non fa che devastare le comunità e l’ambiente, senza offrire soluzioni ai conflitti, la diplomazia e le organizzazioni internazionali hanno bisogno di nuova linfa e credibilità.
Le religioni, inoltre, possono attingere alle spiritualità dei popoli per riaccendere il desiderio della fratellanza e della giustizia, la speranza della pace.
Tutto questo chiede impegno, lavoro, silenzio, parole. Sentiamoci uniti in questo sforzo, che la Grazia celeste non cesserà di ispirare e accompagnare.
Quando diciamo “chiesa oggi” a che cosa facciamo riferimento? Alla chiesa ufficiale del papa e dei vescovi?
O molto più semplicemente alle tante e piccole comunità che si riuniscono nel nome di Gesù?
Io credo che ognuno di noi abbia la sua chiesa di riferimento e ci fa piacere pensare che sia la nostra chiesa.
Più che nel passato sono tante le nuove realtà che in forme diverse esprimono lo stare insieme nel nome di Gesù.
Bisogna guardarsi intorno, in mezzo alle tante esperienze,
e avremo la sorpresa di trovare la chiesa che fa per noi. L’importante è che non ci faccia sentire isolati ma accompagnati nel difficile cammino della fede.
Dire chiesa oggi può fare riferimento a tante realtà, ma fra tutte queste qual è la vera chiesa di Gesù? È quella che ha le caratteristiche che a lui stavano a cuore: l’amicizia fra le persone e fra i popoli.
La vera chiesa di Gesù è una comunità di amici che si accolgono, una chiesa che include, che si prende cura, in ascolto della storia, paziente nel discernimento, una chiesa sinodale, in uscita, in ascolto dello Spirito, gioiosa e fiduciosa nell’uomo.
don Mario (febbraio 2024)